In Valle Grana si raccontava la storia del Servan de Jacarin. Questo personaggio viveva in una caverna del monte Jacarin ed era solito indossare una tonaca in pelle di tasso e delle scarpe con la suola in legno e con la tomaia in corteccia di castagno. Era un buon conoscitore delle erbe medicinali, delle radici e dei fiori, tanto da passare le nottate a raccoglierle nei pascoli dell’altra valle. Quando incontrava una camoscia, si cibava furtivo del suo latte: ne andava davvero ghiotto. In autunno, quando saliva la nebbia, i valligiani dicevano che era il Servanot che si stava scaldando bruciando i rami verdi; così facendo, i rami non ancora secchi creavano il fumo, che pervadeva tutta la valle. Questo però avveniva solo di notte, perché di giorno, il Servan de Jacarin se ne stava bello bello a dormire nella sua caverna, essendo un essere molto schivo, un po’ come le marmotte che popolano la valle. Gli uomini e le donne che lavoravano assiduamente nei campi, infatti, pensando alla condizione di questo personaggio, non facevano che ripetere “ah, poter fare come il Servan de Jacarin che dorme tutto il santo giorno!”.
Mi raccomando, quando camminerete lungo i sentieri della valle, fate attenzione, potreste ancora imbattervi in questo piccolo essere o disturbare il suo sonno!

È un momento difficile, eh sì, se ne sono già dette tante a riguardo. Le notizie tristi sono diventate parte del nostro monotono quotidiano e sembrano farci allontanare sempre più dai nostri piani estivi, a tal punto da farci rinunciare ad immaginare le nostre vacanze.

Viaggiare con la mente è un piacere che nessuno vuole negarsi, ma farlo fisicamente, ha sicuramente tutto un altro gusto!
 
Quante volte andiamo in capo al mondo e ci accorgiamo di avere di fronte a noi montagne, monumenti, paesaggi che ricordano quelli di casa, facendoci così sentire fortunati e, perché no, anche un po’ nostalgici.

Credo che questo sia il momento giusto per andare alla scoperta del patrimonio locale, quello che ci circonda e che il più delle volte non consideriamo, perché siamo troppo presi dalla nostra routine fatta di orari stretti e di mille pensieri per la testa.

Siamo sinceri, molti di noi sono ignari delle bellezze e del gran potenziale di queste vallate, perché è più facile denigrarlo o sottovalutarlo che impegnarsi a scoprirlo!
Ecco, caro lettore, questa è l’occasione perfetta per recuperare il tempo perduto e per ricredersi.

Come immaginarsi l’estate che verrà? Ovviamente immersi nella Natura. Sì, quella con la N maiuscola. Lì sono nascosti i veri gioielli del nostro territorio, la Storia, le tradizioni, l’arte, la scienza e anche il divertimento.

Vi immaginate che bello camminare o andare in mountain-bike lungo i sentieri di montagna o di collina? Al momento sembra un sogno, ma noi lo faremo naturalmente… distanziati!

Lo so, in questi giorni non facciamo altro che sentire “distanziamento sociale”, ci trapana il cervello e spesso ci spaventa. Dobbiamo dirlo, non ha un suono molto dolce, ma è la descrizione di ciò che ci sta accadendo e di ciò che ci aspetta. 

Ho deciso di utilizzare il motto “naturalmente… distanziati” perché chiunque frequenti la montagna e la natura in generale, sa che l’essere distanziati durante un’escursione è normale, ognuno prende il proprio passo, ma ciò non vuol dire essere soli: è pur sempre un momento di condivisione.

Quante volte la distanza in natura ci permette di ammirare animali selvatici nella loro quotidianità e di godere di fenomeni naturali unici. 

La distanza diventerà il modo per prendersi il proprio tempo, per ascoltare il proprio corpo e per godersi la vista.

Durante le vostre avventure in queste valli affidatevi ai professionisti del turismo che vivono IN e soprattutto PER questi  luoghi. Chi meglio può raccontarvi aneddoti, storie e curiosità di un’area, se non ci investe tempo, vita e denaro per essa?

Chi come me, Marika della Pangea Viaggi Incoming, accompagnatrice turistica e tecnico specializzato in ospitalità turistica nelle vallate cuneesi, ama le proprie radici e il proprio territorio, sceglie ogni giorno di investire tempo, studio e tanto lavoro al fine di passare la propria passione a chi ha davanti e a chi sta leggendo queste parole.

C’è chi ha deciso di lanciarsi in un mondo nuovo, lontano anni luce dalla propria professione, come Gabriele e Franco de “L’ostello del Monastero“, una struttura ricettiva in una piccola frazione di Dronero, all’interno di un antico monastero cistercense femminile del XII secolo. Il loro scopo è far rinascere e rendere fruibile i beni della bassa valle Maira. Come? A piedi o in bicicletta! Il loro ostello dà riparo e la possibilità di scoprire i piatti della tradizione a tutti i viandanti.

Ostello del monas

Diego e Marco di Cycling Nature hanno fatto del loro hobby il loro secondo lavoro. Vi trasmetteranno l’amore per la mountain-bike e vi condurranno in alto, su per i colli alpini e le dorsali dai panorami mozzafiato. Con loro saluterete il monte Bersaio e la Meja per poi concedervi una meritata pausa al pian della Gardetta oppure macinerete chilometri lungo i sentieri montani verso il vostro meritato piatto di gnocchi al Castelmagno.
Insomma, noi come tanti altri professionisti con cui collaboriamo, siamo qui naturalmente… distanziati per rendere le vostre vacanze a km0 (o quasi) impeccabili e indimenticabili, perché crediamo in questo territorio, nelle sue potenzialità e siamo pronti a investire tutte le nostre forze per farvelo amare come mai prima d’ora avete fatto!

È giunta l’ora di prendere lo zaino ed incamminarsi lungo i sentieri della Valle Stura per raggiungere le fortificazioni dei Becchi Rossi.

Partiremo da qui, dall’incantevole Ferrere, una piccola borgata nel comune di Argentera a 1900m circa sul livello del mare. La caratteristica di questa piccola frazione è la disposizione delle case, poste a gradino per sfruttare al meglio la luce del sole.

Il suo nome può richiamare alla mente due derivazioni: la prima legata ai minerali ferrosi e la seconda di derivazione latina da “ferus”, ovvero feroce, per via del luogo impervio in cui è ubicata.

In origine i tetti delle case erano fatti di paglia o di legno. Attualmente molte abitazioni hanno delle copertura in lamiera.

È giunta l’ora di incamminarci e di lasciarci Ferrere alle spalle, avremo modo di godercela e di scoprirla al nostro rientro.

Incamminiamoci!

Pochi passi ancora lungo il sentiero che si inerpica su per il bosco e poi saremo arrivati alla nostra destinazione. Possiamo già intravedere laggiù in basso il nostro punto di partenza e la valle circostante.

Eccoci arrivati ai Becchi Rossi!

Vi sembrerà un luogo come gli altri, ma nelle sue viscere nasconde un luogo che potremmo definire parallelo. Eh sì perché sotto ai vostri piedi ci sono cunicoli, sale immense e buie, luoghi adibiti a depositi. Che ne dite, entriamo?

Queste fortificazioni vennero costruite tra il 1924 e il 1925 e appartengono al Vallo Alpino del Littorio. Erano la linea di difesa del Regno d’Italia, siccome posizionate al confine con la Francia e più precisamente a pochi passi dal valico del Colle della Maddalena.

Esistono diversi tipi di fortificazioni in questa area; c’è l’Opera 14 che è una batteria “sempre pronta” armata con quattro obici (una via di mezzo tra cannone e mortaio) da 100/17, quella in cui ci stiamo addentrando.

Sul versante che si percorre partendo da Murenz. Si possono trovare i Centri di Resistenza 10, 11, 12 e 14 che ospitavano mitragliatrici e depositi. Queste ultime vennero create successivamente all’Opera 14.

 

Adesso però è giunta l’ora di uscire e di riprendere una boccata d’aria fresca per goderci il panorama da quassù.

 

Non ci resta che tornare a Ferrere per scoprire le ultime curiosità di questi luoghi ricchi di storia.

Rieccoci qui, da dove tutto è iniziato!

Come ultima cosa vorrei farvi visitare un ultimo luogo “la Mizoun del Countrabandier”, ovvero “la casa del contrabbandiere” in occitano. Vi chiederete: perché proprio del contrabbandiere?   Perché questo era il punto cardine per i contrabbandieri, che generalmente erano gli abitanti di Ferrere e dell’alta valle. Essi praticavano questa attività fuorilegge per integrare le entrate durante il periodo invernale. Da qui, infatti, riuscivano a raggiungere la Francia attraverso il Colle del Ferro o del Puriac per andare a vendere o barattare cibo, tabacco, sale e pelli.

Questa storia la si può trovare nella casa che andremo a visitare, attraverso gli utensili, i vestiti e tutti gli attrezzi che all’epoca facevano parte della vita quotidiana locale.

Anche questa giornata è volta al termine; non mi resta che salutarvi: alla prossima!

Benvenuti in Valle Stura!

Oggi ci troviamo a Vinadio, una ridente cittadina a 797 metri sopra il livello del mare a pochi chilometri dal valico alpino del colle della Maddalena, che mette in comunicazione la valle Stura con la val d’Ubaye in Francia.

Oggi faremo due passi nella Storia: siete pronti? 

Ci troviamo di fronte al Forte Albertino, che è ormai il simbolo di questo paese e della valle intera.

Questa fortezza è stata voluta nell’Ottocento da Carlo Alberto di Savoia, dopo l’abbattimento del forte di Demonte per sbarrare l’accesso alla pianura dal colle della Maddalena.

I lavori durarono dal 1834 al 1847 con un’interruzione di 2 anni. Nella costruzione furono impiegate circa 4000 persone, che non provenivano solo dalla provincia cuneese, ma anche dal biellese e dal bergamasco. La sua lunghezza in linea d’aria è di 1200 metri, ma il percorso che si sviluppa su tre livelli (Fronte Superiore, Fronte d’Attacco e Fronte Inferiore), è di circa 10 km.

Durante la seconda guerra mondiale gli Angloamericani lo bombardarono (tuttora si possono vedere ancora delle tracce), siccome era occupata da alcune truppe tedesche che, scappando, fecero esplodere alcuni locali adibiti a polveriere.

La fortezza fu sempre utilizzata come carcere e\o deposito militare

Nel dopoguerra questa fortificazione venne abbandonata, poi ripresa e in parte ristrutturata. Attualmente ospita il museo “Montagna in movimento” e spesso è luogo di manifestazioni ed eventi. 

Nel 2014 ai piedi delle mura è stato creato un piccolo lago balneabile alimentato dalle acque della fonte di Podio Sottano.

Prendetevi del tempo per passeggiare e per rilassarvi, ci vediamo alla prossima tappa del nostro viaggio nella provincia Granda!

 

 

Eccoci arrivati in Valle Maira, una valle incantevole dalle strade tortuose che portano in posti di incantevole bellezza.

Oggi ci fermeremo in un posto magico, alla cappella di San Salvatore a Macra.

Quante volte i viaggiatori e i frequentatori della valle, ma anche i valligiani stessi, ci passano di fianco e non sanno l’immensa bellezza che nasconde questo luogo? Tante!

Ebbene sì, si tratta di una piccola cappella situata a pochi passi dalla strada che va da Dronero verso l’alta valle. È circondata da una piccola collina verde con arbusti qua e là ed è anche un’area ambita da chi ama fare pic-nic durante la bella stagione.

 

Noi non ci fermeremo ad ammirarla da fuori, perché l’obiettivo del nostro cammino è quello di ammirare ciò che ci circonda da vicino, innamorarci del patrimonio artistico e della natura incontaminata.

 

Che ne dite, entriamo?!

 

Eccoci!

Una meraviglia, vero?

Pensate che è una delle più antiche testimonianze di insediamenti cristiani nella zona. Fu infatti fondata dai monaci di Oulx intorno al XII secolo e nel Trecento passò sotto la giurisdizione della Pieve di Santa Maria di Caraglio.

Potete ammirare con i vostri occhi alcuni affreschi tardo-romanici che ci raccontano momenti dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Ai lati del presbiterio si possono ancora intravedere a sinistra scene che ritraggono Adamo ed Eva, una battaglia dell’Antico Testamento e in basso un suonatore di flauto nell’intento di eseguire un canto funebre. A destra una danzatrice in abiti d’epoca accompagnata da un suonatore di cetra, che richiama alla memoria la danza di Salomé di fronte al padre Erode. Al di sotto vi è la scena dell’offerta del grano di Caino e Abele.

Nell’abside, invece, ci sono quattro riquadri intervallati da tre monofore che racchiudono i dodici apostoli. Questi affreschi coprirono altri affreschi più antichi.

In alto invece potete osservare i quattro evangelisti separati dal Cristo in mandorla che iniziano la stesura del proprio vangelo.

Sui piedritti dell’arco troviamo altri due affreschi tardo-gotici che rappresentano a sinistra Santa Caterina con la ruota del martirio, a destra Sant’Antonio abate e in alto la scena dell’Annunciazione.

Tutte queste opere sono state accostate a due artisti di quella epoca: il Maestro di Lusernetta e Giacomo Jaquerio, ma non vi sono fonti certe.

 

Prendetevi del tempo per godervi questa bellezza prima di uscire.

 

Alla fine di questa breve visita, vi auguro di prendervi del tempo dopo le vostre escursioni o passeggiate in montagna e andare alla ricerca di questi gioielli nascosti.

Raccontano il passato delle nostre montagne e di chi lì é nato, cresciuto e passato a miglior vita.

Non smettete mai di stupirvi dell’arte che vi circonda,
di quello che ci é stato lasciato in eredità tanto tempo fa.

Raccontano le radici di ognuno di noi.

 

Chiudiamo la porta dietro di noi, riprendiamo gli zaini e rimettiamoci in cammino.

La strada davanti a noi è ancora lunga!

 

 

 

É possibile visitare la cappella grazie al progetto “chiese a porte aperte” che permette di aprire autonomamente alcuni beni culturali ecclesiastici del Piemonte e della Valle d’Aosta con l’ausilio di un’app. Ulteriori informazioni le potete trovare qui http://www.cittaecattedrali.it/it/chiese_aperte

Caro lettore,

Benvenuto nelle Terre Occitane!

Sì, ora ti starai chiedendo dove sono queste vallate e perché occitane, ma non ti preoccupare, ti accompagnerò alla scoperta di questo angolino della nostra bella Italia e ti chiarirò tutte le idee.

Queste valli sono un po’ nascoste tra le Alpi piemontesi, ma si sa, è proprio nei luoghi più remoti che si nascondono le grandi bellezze.

Le vallate occitane si trovano in provincia di Cuneo, dalla valle Po all’alta valle Tanaro. In realtà le terre occitane si sviluppano dal cuneese fino ai Pirenei, comprendendo tutto il Midi francese, a cui vanno poi aggiunte alcune valli torinesi ( Chisone, Susa, Germanasca, Pellice), Olivetta San Michele e Guardia Piemontese.

Noi percorreremo passo dopo passo le valli occitane cuneesi. Qui si parla ancora la lingua d’oc, occitana, quella utilizzata dai trovatori per cantar l’amor cortese: una lingua affascinante, impregnata di storia e di valori.

Non fatevi scoraggiare dal viaggio per raggiungere Cuneo o Saluzzo, perché ne varrà davvero la pena. Arrivando vedrai aprirsi davanti a te un anfiteatro fatto di montagne che toccano e spesso superano i 3000 metri. In quel momento inizierai ad assaporare ciò che queste valli possono darti.

“Le montagne sono le grandi cattedrali della terra”, disse John Ruskin ed è la sensazione che proverai quando ci troveremo in alta montagna davanti al maestoso massiccio dell’Argentera o di fronte al nostro Re di Pietra, il Monviso.

È giunta l’ora di mettersi in cammino a passo lento e costante, ma prima facciamo lo zaino: vestiti confortevoli, crema solare, scarpe comode, una borraccia  e la macchina fotografica. Non serve altro, il resto lo troveremo lungo il cammino.

Partiamo!

Secondo la leggenda questa montagna aveva in origine una sola cima.
Un giorno un montanaro scese a valle per vendere i suoi formaggi al mercato cittadino. Il guadagno fu cospicuo, così decise di festeggiare la grossa vendita in osteria con un buon quartino di vino.
Bicchiere dopo bicchiere, si fece buio e, con passo incerto, l’uomo s’incamminò lungo il sentiero per rincasare.
Quando la luna tramontò dietro la cima, il sentiero venne inghiottito dalla notte e l’uomo fu costretto a fermarsi in preda alla disperazione.
Il demonio non si fece scappare l’occasione di rimediare una nuova anima, quindi si avvicinò al montanaro e gli offrì il chiaro di luna in cambio della sua anima. Spaventato e ancora brillo, l’uomo accettò e, mentre il demone stilava il contratto, una schiera di diavoletti iniziarono a scavare la porzione di roccia che nascondeva la luna.
Appena il loro lavoro fu completato, il diavolo porse il contratto al malcapitato perché vi apponesse la sua firma. Il poveruomo, però, era analfabeta e si limitò a tracciare una croce. Quando gli occhi del satanasso si posarono sull’odiato simbolo apposto sul documento infernale, dalla sua bocca uscirono alte grida, dandosi alla fuga. Tale segno, infatti, non aveva alcun valore legale nelle profondità degli Inferi.
Il montanaro rimase così solo, con l’anima salva, tra le pendici della montagna che, da quel momento, avrebbe sfoggiato le sue due distinte cime.

Si narra che in tempi lontani al posto del lago ci fossero pascoli folti e verdi, sui quali una povera pastorella, di nome Maddalena, era solita portare da sola il gregge di famiglia, vista la lontananza dei due fratelli. 
Per premiare la sua dedizione al lavoro e la sua generosità, i genitori decisero di lasciarle per testamento quel pezzo di terreno: essi, infatti, erano ormai inabili al lavoro per via dell’età avanzata. I due avidi fratelli, però, ritornati frettolosamente dall’estero, riuscirono a far annullare il testamento davanti ad un giudice e la privarono così di quella piccola distesa d’alta quota. Offesa e ferita dal loro comportamento, la giovane Maddalena ritornò per un’ultima volta su quella terra, protese in avanti la mano e fissando il cielo esclamò “Signore, sia punito chi non ha pietà per i deboli e disprezza la vostra giustizia! Questo luogo non sia mai e poi mai per lui”. La preghiera venne immediatamente esaudita e poco alla volta l’acqua affiorò dal terreno al punto da formare un lago discretamente profondo che, da allora, porta il suo nome.​

“Solo tu sei ben visibile dalla pianura, come un triangolo che si erge d’improvviso lungo il profilo dei monti e si riconosce da molto lontano”- gli aveva detto il vento dell’est molto tempo prima.
“Com’è possibile? So di non essere Il più alto tra i molti giganti di pietra che svettano in questo grande cerchio di montagne”- aveva ribattuto il gigante incredulo.
“Non importa- aveva spiegato con pazienza il vento dell’est, sostenuto da quello del nord che quella volta lo accompagnava- Quei giganti sono imprigionati in mezzo a molte altre montagne e perciò non sono visibili dalla grande pianura. Solo tu, anche se meno degli altri giganti, ti stagli solitario in fondo alla grande pianura.” Per questo, così gli avevano spiegato i due amici dell’aria, gli uomini della pianura lo avevano eletto loro re. Anche se molti erano i giganti delle grandi montagne dell’ovest, solo lui ne era il re: Un re di pietra che regnava non solo sulle montagne circostanti, ma su una pianura ricca e popolosa.

La leggenda del Re di Pietra – Silvia Bonino

Il parco naturale delle Alpi Marittime è un’area naturale protetta: la più grande del Piemonte!
L’area copre, infatti, una superficie di 28.455 ettari. Confina per 35 km con il Parco nazionale del Mercantour (Francia), famoso per le iscrizioni rupestri risalenti all’età del Bronzo nella Valle delle Meraviglie
Il parco naturale delle Alpi Marittime è stato costituito nel 1995 con la fusione di due parchi preesistenti: Parco naturale dell’Argentera, istituito nel 1980 e la Riserva del Bosco e dei Laghi di Palanfré nata nel 1979. Esso si sviluppa su tre valli (Valle Gesso, Vermenagna e Stura) e cinque comuni (Aisone, Entracque, Valdieri, Roaschia e Vernante).
Il torrente Gesso percorre la maggior parte di questa aerea.
In quest’area sono presenti numerose mulattiere che vennero costruite per volere del re Vittorio Emanuele II di Savoia, il quale era solito fare le sue battute di caccia proprio in queste zone. Esso, infatti, aveva la sua dimora presso quello che oggi è il rifugio Valasco, nella piana omonima, a pochi passi dalle Terme di Valdieri.
Molte sono anche le strade militari, create per collegare il fondo valle con i bunker e le fortificazioni. Quest’ultimi furono costruiti per controllare il confine con la Francia durante le guerre.
Il massiccio che caratterizza questo grande parco è quello dell’Argentera: un gigantesco insieme di banchi di rocce molto verticali, che occupa tutta l’alta Valle Gesso e parte della Valle Stura.
Si possono contare più di venti cime che supera in 3000 m s.l.m.!
Il parco è abitato da diversi animali (camosci, stambecchi, marmotte, lupi,…), ma anche da anfibi, rettili, pesci e uccelli che rendono questo luogo interessante e variopinto.
Questo parco è ideale per chi vuole fare escursioni e immergersi nella natura. Ci sono percorsi di diverse difficoltà, adatti a tutti: ci si può davvero sbizzarrire! Potrete scegliere di stendere una coperta e rilassarvi in riva ad un lago alpino (ce ne sono più di 80!), raggiungere una cima o arrampicare.
Che dire? Ne rimarrete sicuramente incantati!