Secondo la leggenda questa montagna aveva in origine una sola cima.
Un giorno un montanaro scese a valle per vendere i suoi formaggi al mercato cittadino. Il guadagno fu cospicuo, così decise di festeggiare la grossa vendita in osteria con un buon quartino di vino.
Bicchiere dopo bicchiere, si fece buio e, con passo incerto, l’uomo s’incamminò lungo il sentiero per rincasare.
Quando la luna tramontò dietro la cima, il sentiero venne inghiottito dalla notte e l’uomo fu costretto a fermarsi in preda alla disperazione.
Il demonio non si fece scappare l’occasione di rimediare una nuova anima, quindi si avvicinò al montanaro e gli offrì il chiaro di luna in cambio della sua anima. Spaventato e ancora brillo, l’uomo accettò e, mentre il demone stilava il contratto, una schiera di diavoletti iniziarono a scavare la porzione di roccia che nascondeva la luna.
Appena il loro lavoro fu completato, il diavolo porse il contratto al malcapitato perché vi apponesse la sua firma. Il poveruomo, però, era analfabeta e si limitò a tracciare una croce. Quando gli occhi del satanasso si posarono sull’odiato simbolo apposto sul documento infernale, dalla sua bocca uscirono alte grida, dandosi alla fuga. Tale segno, infatti, non aveva alcun valore legale nelle profondità degli Inferi.
Il montanaro rimase così solo, con l’anima salva, tra le pendici della montagna che, da quel momento, avrebbe sfoggiato le sue due distinte cime.

L’orso di segale è la maschera tipica del carnevale di Valdieri. Questa tradizione è stata riportata in vita recentemente, ma risale a prima del ventennio fascista, quando nel 1931, venne messa al bando come molte altre maschere carnevalesche.
La tradizione vuole che la mattina gli abitanti di Valdieri vadano sotto i portici del municipio con pentole a prendere gli gnocchi da mangiare in famiglia. Per chi non è del paese, invece, avrà la possibilità di avere una porzione da consumare sul posto.
Durante il pomeriggio, in piazza, i suonatori di musica occitana con ghironde e semitoun (organetti) allieteranno il carnevale, quando d’improvviso farà la sua comparsa l’Orso che si aggirerà facendo dispetti ai passanti e ai bambini, emettendo ruggiti e fuggendo da frati esorcisti e dai domatori.
L’Orso si calmerà solamente dopo aver danzato con la bella Quaresima e, ormai in scacco, verrà catturato. Il tutto si concluderà col falò del cicho, un fantoccio di paglia di segale che sancisce del tutto la fine dell’inverno.
Di seguito trovate il racconto di come si svolgeva questa festa nel periodo postbellico, raccontata direttamente da Bernardino Piacenza “Din del Papa”, colui che riportò in vita la tradizione e che per anni impersonò l’Orso di Segale.